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23 Jun 2020
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TAKARA BELMONT e ZERO BIO.QUANTIC ROOM EXPERIENCE invitano tutti i PROFESSIONISTI a vivere una grande e straordinaria avventura

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147575
From beautynews
01 Jul 2020

I Royal hanno ripreso le loro attività, e per la prima volta dall'inizio del lockdown dovuto al Coronavirus, Kate Middleton ha lasciato la sua residenza di campagna situata ad Anmer Hall, dove si era ritirata con William e i bambini, per un evento in esterna. L'occasione è stata la conclusione della Children's Hospice Week. La Duchessa di Cambridge ha incontrato uno dei piccoli pazienti ricoverati presso la struttura The Nook del network EACH, di cui lei è patrona dal 2012.

Per regalare positività alle persone incontrate durante la sua visita, Kate ha scelto un look coloratissimo: ha sfoggiato un abito floreale midi con maniche a palloncino e scollo a V di Faithfull The Brand. La Duchessa di Cambridge lo ha abbinato a un paio di espadrillas con zeppa e cinturino alla caviglia. 

Faithfull The Brand ©net-a-porter.com
Faithfull The Brand ©net-a-porter.com
Copia il look
Amal Clooney: il look floreale per l'ufficio
Non solo tailleur. Anche un abito può diventare il capo perfetto da indossare al lavoro

Durante la sua permanenza nel centro, Kate Middleton si è dedicata anche a lavori di giardinaggio insieme al team di EACH.

"La Duchessa si è unita alle famiglie e ai volontari per dar vita a un giardino pensato per divertire i bambini e le persone vicine ai piccoli pazienti", si legge sul profilo @kensingtonroyal. "Le piante utilizzate sono state acquistate dalla Duchessa durante la sua visita al Fakenham Garden Center la scorsa settimana. Ha anche incontrato il personale di EACH che si occupa dell'assistenza dei pazienti per ringraziarli dell'incredibile lavoro svolto. Organizzata dall'associazione benefica britannica Together for Short Lives, la Children's Hospice Week raccoglie fondi per 54 strutture del Regno Unito".

Duchess of Cambridge Delivers Plants To EACH HospiceWPA Pool
Duchess of Cambridge Delivers Plants To EACH HospiceWPA Pool
Duchess of Cambridge Delivers Plants To EACH HospiceWPA Pool

Vi piace lo stile della Duchessa di Cambridge? Ecco 3 look che provano che la camicia di pizzo di Sangallo firmata M.i.h Jeans, indossata da Kate Middleton durante la videocall per la Volunteers’ Week (la settimana dei volontari), è il must-have della Primavera Estate 2020. 

Dai red carpet agli eventi pubblici alle foto di famiglia, guardate anche i suoi look più belli qui.

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01 Jul 2020
Tendenza moda estate 2020: top bianco. Qui una selezione di 10 modelli per realizzare altrettanti outfit

Nell'indecisione, indossa un top bianco. Può essere di cotone leggerissimo, di lino garzato, pizzo San Gallo, raffinata seta o lavorato a uncinetto, ogni declinazione rappresenta una precisa sfumatura di carattere del basico “top bianco”. 

E poi c'è la variante taglio/modello: se la camicia bianca è un must have del guardaroba femminile che non teme stagioni, in estate la moda propone svariate proposte. Il 2020 è stato l'anno del bralette, dei crop top o bra sportivi che mostrano il punto vita o la pancia e persino delle canottiere utility. 

LONDON, ENGLAND - MAY 20: Catherine, Duchess of Cambridge attends her Back to Nature Garden at the RHS Chelsea Flower Show 2019 press day at Chelsea Flower Show on May 20, 2019 in London, England. (Photo by Karwai Tang/WireImage)
Copia il look
3 look che provano che la camicia di pizzo di Kate Middleton è il must-have dell'estate
La Duchessa di Cambridge aveva già indossato il capo di M.i.h Jeans al Chelsea Flower Show nel 2019

Ogni top bianco prevede un outfit diverso, mentre il non-colore è un jolly per la calda stagione, ideale per i week-end o un piccolo bagaglio. Infatti questo fashion items si adatta a tutto: ai jeans, alle gonne lunghe o midi, ai bermuda e persino alle salopette

Street Style - Berlin - June 23, 2020Jeremy Moeller

Un tocco white è sempre una buona idea, soprattutto se non si ha dimestichezza con la questione “abbinamenti colori”.

Ganni
Ganni
Valentino
Valentino
Cecilie Bahnsen
Cecilie Bahnsen
Adriana Degreas
Adriana Degreas
Sir
Sir
Veronica Beard
Veronica Beard
Loup Charmant
Loup Charmant
Jil Sander
Jil Sander
Vince
Vince
Galvan
Galvan
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30 Jun 2020
David Pastor   International Hairstylist

Derivé was conceived as a self-construction project by the creator where to stop trying is not an option.  When you work hard to achieve a dream, you cannot give up when faced with an obstacle, you must derive knowledge from it and redirect this knowledge back to the goal.  In this collection, the colours black and blue predominate, representing the obstacles and opportunities respectively

Ph: Esteban Roca
Make-up: Nacho Sanz
Stylist: Salones CV

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22 Jun 2020
Tony Haresign  International Hairstylist

Grandad Chic fuses a mix of modern products, classic barbering and vintage style to create a series of images which ooze masculinity, attitude and nostalgia.

Ph: Matt Marcus
Make-up: Michelle Watson
Stylist: Michelle Watson

hair-collections

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01 Jul 2020
Trizzi Team International Hairstylist

La collezione LIFE P/E 2020 di Trizzi team è un inno alla vitalità. Caratterizzata da morbidezze che prepotentemente si impongono nella scena della moda, la collezione Life è cangiante e animata da dinamismo: movimento incessante e necessario. In accordo perfetto con i colori, la collezione LIFE P/E 2020 non risparmia colori caldi e freddi in una ricerca continua di nuance inesplorate.

Ph: Marcello Bocchieri
Make-up: Erica Santoro
Stylist:  “saks” Ragusa

hair-collections

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01 Jul 2020
Etro presenterà la collezione Uomo e la pre-collezione Donna Primavera Estate 2021 durante la prossima Digital Fashion Week di Milano con una sfilata dal vivo
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01 Jul 2020
Irina Shayk testimonial del nuovo reggiseno di Intimissimi

Intimissimi ha scelto Irina Shayk, già volto da diverse stagioni del celebre marchio italiano di lingerie, per presentare una serie di straordinarie novità, tra nuovi modelli e tessuti leggeri e impalpabili, pensate appositamente per celebrare l’arrivo della stagione estiva.

La supermodella, infatti, è la protagonista degli scatti di Rowan Papier, che la mostrano mentre indossa il nuovo reggiseno di Intimissimi Sveva. Il modello new entry è un balconcino con coppa preformata, con un ferretto avvolgente, spalline regolabili e una lavorazione inedita del tessuto sullo scollo, che forma un bordo dall’aspetto lucido e funziona come un elastico, ma senza segnare. Lo slip abbinato è tagliato a vivo e presenta fianchetti progettati proprio come le spalline del reggiseno, così impalpabili da non sentirle sulla pelle.

Intimissimi: il nuovo spot con Bruna Marquezine  
Intimissimi introduce il nuovo cotone Ultrafresh Supima con una linea di maglieria e una campagna pubblicitaria che ha per protagonista Bruna Marquezine

La collezione è realizzata con un leggerissimo tulle di microfibra perfetto per le stagioni più calde: soffice al tatto, delicato sulla pelle, dalla finitura quasi invisibile. Un tessuto che nella sua semplicità, è pensato per i gusti più discreti e raffinati. Il nuovo tulle è stato utilizzato per dar vita alla nuova linea Invisible Touch, comprensiva di reggiseni, slip, culotte e body così leggeri da risultare perfetti da indossare sotto gli abiti. Tra questi, il reggiseno Sveva e lo slip con fianchetto, un grande ritorno all’interno delle collezioni Intimissimi.

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30 Jun 2020
Luigi Forestiero Presidente FIAM

Cari Colleghi d'Italia ho creato con orgoglio e passione: F.I.A.M. Italia. La Federazione Italiana Acconciatori Misti si propone come Federazione appunto, volta a rappresentare ed innovare il settore della moda italiana con particolare attenzione al mondo dell'Hairstyling e Barber.

Le competenze maturate dalle diverse partecipazione in manifestazioni di settore, e come formatore, e come giurato e come Presidente di Giuria, in eventi Nazionali ed internazionale, mi hanno portato ad avere una visione d'insieme proiettata alla continua ricerca dell'innovazione.

La F.I.A.M. ha come principio di base, la serietà professionale, il rispetto e la Trasparenza, ogni membro che ne fa parte o che ne entrerà dovrà riconoscere tali principi come punti cardini.

Dal punto di vista operativo, garantiamo agli affiliati un pacchetto formativo, guidato da Stilisti di fama mondiale, oltre che la preparazione alle competizioni, maschili e/o femminili. la preparazione di live show su passerelle nazionali ed internazionali. Questo ed altro ancora per gli affiliati!

F.I.A.M., Il nuovo che Avanza!

Luigi Forestiero | Presidente Mondiale F.I.A.M.

Richiedi Informazioni: info@globelife.com

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01 Jul 2020
Emma Combe International Hairstylist

Find put the latest hair collection, called “VEGAN ”, made by “ Emma Combe ” international hairstylist from UK

Ph: Lee Howell
Make-Up: Rosie Fraser, That Rosie Glow
Stylist: Emma Thomson

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01 Jul 2020

Il 26 giugno Kanye West ha annunciato su twitter l'inizio della collaborazione tra Yeezy e Gap svelando il logo della nuova collezione YZY, la prima immagine della linea e alcuni dettagli sulla nuova label prodotta dal colosso del casual wear americano.

Il logo YZY è la fusione tra il nome del brand di sneakers e apparel fondato da Kanye West nel 2015 Yeezy e il famoso logo Gap. La scritta bianca in stampatello YZY è racchiusa in un quadrato stondato dai lati inclinati in maniera irregolare, ispirato al classico riquadro del logo Gap.

YZYGAP LOGO PRESS REL

La prima immagine della collezione YZY svela un design oversize caratterizzato da un mix di colori pop, classici per Gap, e toni naturali che da sempre contraddistinguono le linee a marchio Yeezy. Il look è composto da giacca imbottita, felpa con cappuccio, pantaloni cargo, anelli vistosi e una duffle bag con la scritta YZY GAP DEVELOPED BY YEEZY AND GAP IN CODY WY 062520.

In un altro tweet Kanye West ha annunciato che a disegnare la collezione YZY Gap, sotto la sua direzione creativa, sarà la giovane stilista di origini nigeriane Mowalola Ogunlesi. Proveniente dalla Central Saint Martins di Londra, Ongulesi ha già collaborato con la famiglia West realizzando dei capi del suo brand Mowalola per tutta la famiglia di Kanye.

Contemporaneamente sul sito ufficiale del musicista e stilista è stata pubblicata una lettera scritta a mano da Kanye West firmata YZY Yeezy, in cui l'artista esprime le sue emozioni sulla collaborazione. Successivamente la lettera è stata stampata su un enorme manifesto esposto nel negozio Gap di Chicago frequentato dall'artista durante la sua adolescenza.

Secondo quanto riportato dal New York Times, un comunicato ufficiale del brand di West conferma che per la collezione YZY Gap è stato firmato un accordo rinnovabile di 10 anni. La collezione includerà capi e accessori per uomo, donna e bambino e i primi capi arriveranno nei negozi e online nella prima metà del 2021.

Tornate su questa pagina per tutti gli aggiornamenti sulla collaborazione Yeezy Gap.

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01 Jul 2020
L'estate è arrivata anche per Kate Middleton che, lasciatasi la quarantena alle spalle, è tornata ad apparire in pubblico durante gli eventi ufficiali. Nelle ultime ore ha puntato tutto su un look floreale fresco e leggero perfetto per la stagione calda, incantando tutti con la sua eleganza.
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01 Jul 2020
Could this be the most advanced self tan on the market?
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From beautynews
01 Jul 2020
Fino ad oggi siamo sempre stati abituati a vedere store o quanto meno scaffali separati per le taglie regolari e per quelle "forti", ovvero che arrivano fino alla 52-54, presto, però, potrebbe non essere più così. Il mondo della moda ha intenzione di dare spazio all'inclusività, dicendo addio a questa distinzione discriminatoria.
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22 Jun 2020
Neil Smith International Hairstylist

Find put the latest hair collection, called “New York State Of Mind ”, made by “ Neil Smith for Barrie Stephen ” international hairstylist from UK.

Ph: Mark Short
Make-up: Emilia Adamkiewicz
Stylist: Destiny Waldon

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01 Jul 2020

Etro presenterà le nuove collezioni uomo primavera estate 2021 e pre-collezione donna primavera estate 2021 durante la prima Digital Fashion Week di Milano con una sfilata dal vivo con modelli e pubblico.

L’evento, che si terrà mercoledì 15 luglio alle ore 10 presso il Four Seasons Hotel di Milano per un ristretto numero di ospiti e sarà trasmesso in tutto il mondo in live streaming sulle piattaforme dedicate di Etro e Camera Moda.

“Abbiamo deciso di presentare le collezioni con una sfilata fisica per dare un messaggio di forte positività, fondamentale in questo momento per il sistema moda e la città di Milano. Riconosciamo l’importanza del digitale ma crediamo anche che le interazioni dal vivo siano per la moda fondamentali. Siamo felici di poter coinvolgere gli invitati in un’esperienza reale, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza vigenti e della salute pubblica, e di poter comunque raggiungere un pubblico più ampio grazie al digitale,” dichiarano Kean e Veronica Etro.

Il 15 luglio 2020 si svolgerà anche la sfilata dal vivo di Dolce&Gabbana, alle 17:30 un evento con modelli e pubblico sarà ospitato nei giardini dell'Ospedale Humanitas di Milano (Rozzano) per scoprire la nuova collezione uomo primavera estate 2021.

Fashion News
Dolce & Gabbana: tutto sulla sfilata del 15 luglio
Il brand sfilerà con modelli e pubblico nei giardini dell'Ospedale Humanitas
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26 Jun 2020

FEDERICO FASHION STYLE e ROBERTA SERAFINI protagonisti di una canzone e di un video

GUARDA IL VIDEO di TROPPO TOP

Federico Fashion Style, hairstylist di successo protagonista del Programma TV su Real Time "IL SALONE DELLE MERAVIGLIE", debutta come cantante con il suo primo singolo "TROPPO TOP" in duetto con Roberta Serafini. 

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25 Jun 2020
Julian Dalrymple International Hairstylist

This collection, is inspired by the shapes, structures and silhouettes of one of fashion’s foremost thinkers; Alexander McQueen.

Ph: Richard Miles 
Make-up: Diane Alexander 
Stylist: Bernard Connolly 

hair-collections

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24 Jun 2020
saccucci

Sempre sulla cresta dell’onda, adorato da tutti i suoi clienti che arrivano da tutto il mondo e che rendono sempre più importante il salone SACCUCCI MASTERCLASS a Roma in Viale Citta' D'Europa 857, MARIO SACCUCCI oggi festeggia il suo COMPLEANNO!

Una vita piena di attività, passione per la creatività a tutto tondo, ha sempre tanto da insegnare nell'hairstyling e non solo.

happy birthday

Stimato da tutto il Team, con anche il figlio Marco e la moglie Bea, il grande Angelo Di Pasca, oggi MARIO vivrà una giornata indimenticabile!

AUGURI MARIO!!!!

Sfondo vettore creata da freepik - it.freepik.com

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01 Jul 2020
David Beckham: outfit da lockdown

Passeggiate nei campi vicino alla casa di famiglia e una serie di outfit molto british: durante il lockdown, David Beckham si è divertito a pubblicare su Instagram una piccola serie di ritratti in cui posa come il prototipo del perfetto gentiluomo di campagna. In particolare, ha voluto divertirsi sfoggiando una piccola collezione di cappelli (i maligni sostengono che li indossi solo per nascondere la calvizie che avanza), Li abbiamo analizzati, insieme a tutti i look.

 1. Cappello di tweed + impermeabile

Tipico tempo inglese, brumoso e umido, cielo minaccioso. Ecco il capo e l'accessorio perfetti: l'impermeabile con mantellina per protezione extra e il cappello in tweed dalla tesa leggermente spiovente. Con lui la figlia Harper, con coppola di lana e Barbour. Ai loro piedi, le tre bellissime cagnoline di famiglia.

Da Instagram @davidbeckham
Da Instagram @davidbeckham
2. Cappello, giacca & T-shirt

Stesso cappello ma outfit più leggero: è uscito il sole e David, accanto a Victoria, lo abbina a una giacca destrutturata in lana indossata sopra a una T-shirt bianca con taschino. Completano il look un paio di pantaloni in velluto a costine e cintura in cuoio intrecciata.

Da Instagram @davidbeckham
Da Instagram @davidbeckham
3. La coppola stile Peaky Blinders

Come nella serie tv inglese Peaky Blinders, David ha ceduto alla coppola in lana a otto spicchi dal sapore vintage. Ma lui può fare quello che vuole: la porta indubbiamente bene abbinata al maglione in shetland verde prato (coordinato con lo sfondo) e i pantaloni stretti in velluto marrone. La didascalia su Instagram recita: “Another day , another walk & another hat” 🎩

Da Instagram @davidbeckham
Da Instagram @davidbeckham
4. Niente cappello (ma l'altro accessorio non manca mai)

A David piace giocare e così nel penultimo scatto della "serie" si è postato senza cappello: “No hat but sunset”, scrive su Instagram, e si mostra sorridente con giacca, camicia, i pantaloni in velluto questa volta beige e un paio di scarponcini allacciati. Ah, l'avrete notato anche voi: negli scatti non manca mai il rusticissimo bastone da pastore, fedele compagno delle passeggiate nei campi. (Sì, David, ci stai simpatico).

Da Instagram @davidbeckham
Da Instagram @davidbeckham
5. Cappello “abbinato” al cardigan

Torna la coppola dei Peaky Blinders, questa volta però in un abbinamento a sorpresa che, dichiara David su Instagram, NON ha avuto l'approvazione di Victoria. A non piacerle è il cardigan tricot “fantasia”. Noi però ci sentiamo di essere in disaccordo: il look nell'insieme, funziona. Notevoli come sempre gli accessori: l'immancabile bastone da pastore e le Stan Smith. We  💚David

(Nell'ultima foto in basso, una “bonus track”: l'inverno è passato, ma il berretto di lana a coste color senape merita, non potevamo non includerlo in questa rassegna dedicata ai copricapi di Mr. B).

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29 Jun 2020
AMY GAUDIE International Hairstylist
AMY GAUDIE International Hairstylist

The inspiration for this look came from pastel macarons and how they are layered so you can see the different colours and dimensions. I combined this with a Coachella vibe - think a combination of little Indian, bohemian and rock star -and paired this with inspiration from Palm Springs, and incorporating that into a shape that represents a palm tree, accentuating

Ph: PAUL CHRISTEY
Make-up: ANNABELLE HOGG

hair-collections

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01 Jul 2020
Per il rito religioso Charlotte Casiraghi ha indossato un abito da sposa Giambattista Valli

Il 1 giugno 2019, Charlotte Casiraghi aveva sposato Dimitri Rassam con rito civile nel salone di Stato di Palazzo Grimaldi, a Monaco. E sabato 29 giugno, è stata la volta della cerimonia religiosa a Saint-Rémy-de-Provence. All'evento erano presenti solo i parenti stretti e gli amici più cari dei due.

Romanticissima la scelta di stile della sposa. Charlotte Casiraghi ha sfoggiato un candido abito Giambattista Valli dal sapore provenzale caratterizzato da delicati pizzi e ruche. La creazione ricordava l'abito da sposa indossato dalla madre Carolina di Monaco nel 1978 per le nozze con Philippe Junot. A completare il tutto un semplice bouquet di lavanda e spighe di grano. I capelli erano raccolti e il velo corto. Bianco anche per lo sposo.

Mariage de Caroline de Monaco et de Philippe Junot à Monte-Carlo en juin 1978, Monaco. (Photo by Patrice PICOT/Gamma-Rapho via Getty Images)
Royal style
Carolina di Monaco: l'abito da sposa Dior di pizzo e fiori
Lo sapete che Charlotte Casiraghi ha scelto un abito da sposa simile a quello della mamma Carolina di Monaco? Qui i dettagli del bridal look firmato Dior

Per il matrimonio civile, Charlotte aveva scelto un mini abito di Saint Laurent nei toni del grigio impreziosito da tre fiocchi. Per il ricevimento aveva poi indossato un abito strapless di Chanel, con bustier e gonna ampia.

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23 Jun 2020
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Il Coronavirus non spaventa i marchi del lusso, che mandano un segno di forza, alzando i prezzi. L’ultimo caso sembra riguardare Gucci che, in base a quanto riportato da Reuters, ha ritoccato al rialzo i listini di alcuni dei suoi prodotti.  E’ emerso  che i prezzi sono incrementati nella forchetta tra il 5-9% in mercati quali l’Italia, la Gran Bretagna e la Cina.

Gucci non è il primo brand del lusso ad attuare il rincaro in tempi difficili. Infatti, Louis Vuitton, a maggio, ha avviato un aumento dei prezzi non inferiore al 3 per cento, e Chanel, sempre a Maggio, aveva annunciato un rincaro dei prezzi sulle borse e su alcuni prodotti di piccola pelletteria in risposta all’aumento dei costi delle materie prime causato dal Covid-19.

Persone foto creata da halayalex - it.freepik.com

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01 Jul 2020
L'estate di Aurora Ramazzotti è cominciata, nel weekend è stata in barca con la mamma Michelle Hunziker e ha sfoggiato il suo primo micro bikini dell'anno. Il dettaglio che tutti hanno notato? La figlia di Eros vanta una forma fisica mozzafiato.
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26 Jun 2020

Congratulations to our winners!

Left to right: Tais Romanenko / EUROPE (Ukraine) • Linda Schuster / NORDIC (Sweden) Josephine Acht-Elsner / EUROPE (Germany) • José Roberto do Amaral / LATIN AMERICA • (Brazil)

Left to right: Tais Romanenko / EUROPE (Ukraine) • Linda Schuster / NORDIC (Sweden) Josephine Acht-Elsner / EUROPE (Germany) • José Roberto do Amaral / LATIN AMERICA • (Brazil)

PUNKS NOT DEAD - Tais Romanenko

COSMIC BABE - Linda Schuster

AFTER MIDNIGHT - Josephine Acht-Elsner

DEFINE ME(N) - José Roberto do Amaral

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01 Jul 2020
Si chiama Metodo Sakuma ed è un allenamento pensato per bruciare le calorie e rafforzare la muscolatura. Quanto dura ogni workout? Solo 5 minuti, a patto che venga praticato ogni giorno. Ecco quali sono gli esercizi da eseguire e il regime alimentare da abbinare a questa attività fisica.
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01 Jul 2020

ENVIE: rispetto dei capelli e rispetto dell’ambiente è la nuova filosofia produttiva di Envie Vegan Green Hair Color

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Colorazione permanente in crema, non aggressiva, in grado di coprire i capelli bianchi, in grado di tonalizzare e schiarire fino a 2,5 toni.

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CERTIFICAZIONE VEGAN OK N. 0681

DESCRIZIONE:

Riflessi lucidi e ottima profumazione naturale di salvia e lavanda. Miscelazione facile 1 : 1 con ossigeno cremoso. Contiene cuticlex, cheratina vegetale, e acido sebacico che proteggono e rinforzano il capello; contiene plex system sistema di alta protezione dello stelo e della cute; contiene burro di murumuru fortemente idratante e lucidante; contiene oltre 60 % di prodotto naturale demineralizzato.

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25 Jun 2020

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01 Jul 2020
Ricordate l'esibizione di Adele a Glastonbury nel 2016? Nelle ultime ore è tornata a indossare il vestito nero con le decorazioni colorate sul petto che sfoggiava sul palco, mettendo per l'ennesima volta in mostra il suo dimagrimento estremo: da allora ha perso circa 40 chili.
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01 Jul 2020
Elettra Lamborghini ha sfoggiato il suo primo bikini dell'estate 2020 e per l'occasione non poteva che puntare tutto sull'animalier. Per una rilassante giornata al mare ha scelto un costume sgambato e leopardato, dunque in coordinato con l'appariscente tatuaggio che ha su fondoschiena e spalla.
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01 Jul 2020

Sono passati quasi vent’anni dalla prima intervista che feci a Guè Pequeno, all’epoca noto ancora come Il Guercio e membro del trio Club Dogo (assieme a Jake La Furia e Don Joe), il gruppo che più di ogni altro ha contribuito a traghettare il rap in Italia da feticcio per pochi carbonari a linguaggio intragenerazionale. Non so se all’epoca Guè credesse di diventare mai un punto di riferimento per la scena musicale italiana – io di certo no, visto quanto era conservatore l’ambiente discografico dell’epoca e quanto fosse difficile uscire dai soliti giri dell’underground.

Ma negli anni, prima frequentandolo, poi lavorandoci insieme, infine assistendo alla sua crescita da distanze crescenti, ho potuto constatare come una visione artistica a 360°, unita a un’etica lavorativa da professionista (che oggi troppi dimenticano di sottolineare, quasi che il successo gli sia caduto in mano dal cielo), stesse facendo breccia attraverso le numerose barriere culturali che fino ad allora avevano consentito solo successi più o meno passeggeri a pochissimi artisti. E questo fin dal principio, quando di soldi ce n’erano pochi e improvvisazione tanta: ricordo i brainstorming per il logo dei Dogo, le idee per i concetti dei primi set fotografici (li chiamo così, ma è fargli un complimento) e dei video e soprattutto, una volta arrivati i primi successi, ricordo i racconti di pellegrinaggi attraverso la penisola fatti per consolidare un successo che non era mai dato per garantito.

Ecco: per tutti questi motivi non sono affatto meravigliato di ritrovare Guè, quasi dieci anni dopo l’ultima volta in cui ci eravamo visti di persona, non più in un parco o in un pub, bensì in uno studio con tutti i crismi e assistenti che servono da bere, con il settimo album da solista – Mr. Fini – uscito da pochi giorni, e con un Datejust al polso che segna in dodici rate del mutuo i gradi di separazione tra le nostre vite.

Ecco: se non sapessi la fatica che c’è dietro a quel segnatempo, forse rosicherei. Invece sono curioso di sapere cosa lo ha spinto a lanciarsi in un nuovo giro di giostra discografico quando, a ben pensarci, a questo punto della carriera ha solo da perderci.

Gué Pequeno, Mr. Fini
Gué Pequeno, Mr. Fini

La prima impressione che ho avuto al termine dell’ascolto di Mr. Fini è che è un album denso. Forse più di quelli attualmente in circolazione, sicuramente più del tuo disco precedente, Sinatra. 17 tracce sono tante, oggigiorno… Quando l’ho concepito avevo in mente certi classici di metà anni Zero come Tha Carter I e II di Lil’ Wayne. La tendenza contemporanea – il disco da dieci tracce da tre minuti l’una – non m’interessava, perché volevo fare un disco che da un lato sottolineasse il mio status, e dall’altro racchiudesse tutte le influenze che compongono la mia identità artistica. In altre parole, non mi interessava seguire l’hype e mettermi in competizione diretta con l’ultimo degli esordienti, ma fare qualcosa che suonasse senza tempo. Difatti dentro puoi sentire influenze che vanno dal pop anni ’80 al reggae, alla dub, al rap puro e così via. Però non è un compendio per nostalgici, capiscimi bene, a me la roba attuale piace tantissimo, semplicemente non l’ho replicata 1:1 ma l’ho reinterpretata.

In effetti c’è poco autotune – perlomeno rispetto alla media. Però tra tutte quelle influenze che hai citato mi pare che manchi il rap classico, col quale pure sei cresciuto, e che anche commercialmente sta tornando in vista da qualche anno a questa parte. Invece c’è, nella misura in cui alcuni pezzi sono rappati dall’inizio alla fine – come Il Tipo – oppure dove campiono un loop di chitarra come si faceva nella seconda metà degli anni ’90, tipo Nas con The Message o AZ con S.O.S.A. Se invece ti riferisci all’estetica vintage fatta di beat senza batteria e campioni cupi, non la seguo perché non m’interessa. La trovo manieristica tanto quanto la trap più banale e, anzi, rispetto a quest’ultima è pure un po’ ipocrita. Perché se da un lato c’è la fila per perculare il ragazzino che copia tutto dagli americani, dallo slang ai gang sign – e ci sta, eh, è oggettivamente ridicolo – dall’altro c’è un’aura di rispettabilità immotivata. Cos’è, solo perché in America sta roba la spinge Virgil Abloh allora è lecito copiarla? Alla fine si torna sempre al discorso dell’hype e degli endorsement: ti garantisco che se oggi mi mettessi a dire su Instagram che tu sei il nuovo Post Malone o che io mi merito il Premio Strega, parecchia gente ci crederebbe.

Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, di buono c’è che, a differenza di un tempo, oggi è più facile avere uno sbocco professionale. Ma infatti non vorrei scadere nella diatriba generazionale, anche perché pur non essendo mai stato un fan del rap italiano, oggi lo trovo migliore di quello di un tempo, malgrado vi sia un generale appiattimento su uno specifico suono e su uno specifico stile. Detto questo, trovo improduttivo focalizzarsi negativamente sui mille cloni di uno Sfera Ebbasta, perché così si trascurano le qualità di quest’ultimo e non si impara niente. Guarda infatti le critiche: per una fetta d’Italia il problema di Sfera sarebbe che usa trenta parole in una canzone, magari pure semplici, e questo non fa abbastanza intellettuale. Però le sue trenta parole sono evocative! E chiunque abbia mai preso una penna in mano dovrebbe sapere che essere sintetici è molto più difficile che dilungarsi – io stesso non sempre ci riesco e compenso in altri modi, ma sta di fatto che non mi si può dire che uno come lui non sia bravo solo perché altri lo copiano male, men che meno che un intero sottogenere sia una schifezza.

Beh, quello è un problema di critica. Un tempo c’era, nel bene e nel male, mentre adesso mediaticamente non esiste più. Mah, si è passati da un estremo all’altro. Oggi vale tutto, mentre all’epoca dei Club Dogo c’era chi ci faceva storie perché parlavamo di far soldi o di droga, e questo per alcuni era copiare. Quando in realtà noi adattavamo una grammatica – sicuramente! – americana, ma ciò che descrivevamo era al 100% italiano.

Un’efficace traduzione culturale è forse esattamente ciò che ha segnato tutto il tuo percorso artistico, prima nei Dogo e poi da solista. E con successo, direi. Dopo 20 anni che fai musica è cambiato qualcosa? L’unica cosa cambiata è che adesso, pur restando un artista da classifica, sono abbastanza tranquillo da guardare oltre alla competizione più immediata. Intendiamoci: voglio comunque avere dei bei risultati, e l’ansia da prestazione c’è sempre, ma non sento più di dovermi misurare con la qualunque. Perfino in Italia, ormai l’hip hop ha un bacino di ascoltatori che va dai 10 ai 40 anni e copre tutti i ceti sociali – dall’operaio al gallerista fino al criminale – quindi è possibile sviluppare individualità e percorsi che rispecchiano età, esperienze e gusti diversi. Lo dimostra, in tempi recenti, il successo avuto da Marracash, la cui maturazione artistica è innegabile. Ecco: penso che quella che ho dimostrato io in Mr. Fini sia paragonabile alla sua, ovviamente muovendomi su un percorso parallelo.

Musica
Intervista a Marracash: il nuovo album Persona
“Mancavo da talmente tanto tempo sulla scena che quando ho iniziato a scrivere i pezzi mi sono trovato nella situazione privilegiata di quello che non ha niente da perdere”

Parlando di maturazione: ho notato una certa amarezza di fondo in molti tuoi pezzi, anche quelli formalmente più materialisti, come se un po’ ti fossi stufato di certe cose. È vero? A livello introspettivo? Ti riferisci a Stanza 106? Beh ma quello l’ho sempre fatto, fin dai tempi de La stanza dei fantasmi

No: quelli erano episodi circoscritti. Qui invece l’atmosfera pesante avvolge quasi tutto l’album, con pochissime eccezioni. Magari è un aborto della mia fantasia, per carità… Ok, ora capisco cosa intendi. Le risposte sono tante: banalmente, la prima è che comunque la vita che conduco non è una passeggiata di salute. Di esperienze negative sul fronte degli amici, delle donne, dei soldi e altro ne ho avute, perciò è inevitabile che in qualche modo perfino i pezzi più sboroni rispecchino questi aspetti. In secondo luogo, per come sono fatto io e per quelle che sono le mie influenze musicali e letterarie, di scrivere di quanto sono felice e contento non me ne frega assolutamente niente e, anzi, è proprio quando riporto i miei momenti più oscuri che sento di riuscire a comunicare meglio. In generale penso che sia il lato oscuro delle cose quello che consente a chiunque di esercitare e provare empatia col prossimo. Infine, forse proprio perché scrivo di tante cose materiali, mi viene spontaneo stemperare un po’ con una dose di realismo e riequilibrare la narrazione, altrimenti diventerebbe posticcia. È come nei film di gangster americani e quei personaggi a tutto tondo che li abitano…

In effetti anche la copertina è un riferimento al Padrino, oltre che, volendo, al tuo disco del 2015, Vero. Esatto: puoi considerare Mr. Fini quasi come il sequel spirituale di quell’album, che, per inciso, è la mia opera preferita. E quanto al Padrino, ho voluto usare un esplicito riferimento cinematografico perché il mio disco è strutturato come un film.

Non è però un concept album. Assolutamente no, è molto più elastico, però la parabola dell’antieroe c’è eccome: infatti si apre con dei pezzi molto swag e, man mano che prosegue, s’incupisce fino a chiudersi con l’introspezione più buia. Questo dell’approccio cinematografico è da sempre l’elemento che preferisco dell’hip hop, che, se ci fai caso, è l’unico genere che consente all’artista di esprimere una narrazione ritmata e coerente senza per questo dover restare sullo sfondo come sola voce narrante. Un esempio che mi viene in mente è quel classico dei Clipse, Hell Hath No Fury, che comincia con loro che vanno a comprare la coca dal sudamericano, e termina con Nightmares, un pezzo tutto sulla paranoia di essere traditi e incarcerati. Ecco: nel rap è possibile mettere in musica una serie di Netflix, e a me questa roba fa impazzire, da sempre. Non solo perché è divertente da fare, ma anche perché ti permette di essere creativo con la scrittura e lasciare messaggi, senza per questo dover salire in cattedra a spiegare all’ascoltatore come gira il mondo, che è una cosa che odio.

Ce l’hai un po’ ‘sto terrore di essere considerato un artista engagé, eh? Guarda, a me fa godere la ricerca stilistica, lo storytelling, il racconto, la musicalità che si crea tra le parole… E al di là di quello non sento di avere nulla da insegnare, né men che meno sento il dovere di farlo. È per questo che non mi vedrai mai scrivere pezzi carichi di retorica o fare post paraculo su Instagram sull’ultimo avvenimento di attualità.

Però il rap, a differenza di altri generi, ha sempre saputo restare ancorato anche nell’attualità. Se fosse solo escapismo sarebbe scomparso come sono scomparsi mille altri generi negli ultimi cinquant’anni e, vista la situazione attuale, direi che sarebbe il momento peggiore per una fuga nella fantasia. Ma infatti ritorniamo alla questione dell’intrattenimento, in senso lato. Ti faccio un esempio: a Napoli esiste la camorra, ci sono i morti in strada, e tanta gente con quella roba ci convive, suo malgrado o meno, ok? Beh, pensi che là non guardino Gomorra? Se lo fanno è perché quella serie parla di una situazione tremenda ma lo fa con diverse sfaccettature, inserendo piccole lezioni in un discorso complessivo che è comunque di intrattenimento. E la stessa cosa vale, che ne so, per The Irishman, che al di là di avere dei tic stilistici che soddisfano i fan di Scorsese – Joe Pesci che fa il matto, o quel mito di Bobby Cannavale che dà freschezza al tutto – racconta comunque una storia che va al di là della trama stessa.

Tuttavia, se un artista ha lo spessore personale e il curriculum giusto per esporsi in prima linea su un argomento, perché non dovrebbe? Nessun motivo, però, appunto, deve avere lo spessore personale. Alla fine si ritorna sempre lì: devi parlare delle cose che fai e che sai. Io magari ho una fissa coi fintoimpegnati, ma se vuoi questo discorso lo possiamo estendere ai tanti sedicenti criminali che senti in giro, da Tekashi 69 in giù, dove chiunque abbia due occhi in testa e due esperienze di vita dovrebbe riconoscerli per quello che sono.

Tu sei sempre stato un personaggio un po’ controverso, in questo senso, perché le tue frequentazioni hanno un certo spessore penale. Eppure, tu non provieni da quel mondo lì: come vivi questa sorta di doppia personalità? E: come vivi il privilegio oggettivo di sapere che tu, da un momento all’altro, potresti distaccarti da quell’ambiente, mentre i tuoi amici no? Parto dalla fine: è una contraddizione di cui sono conscio e con cui convivo, però sono proprio quelle persone che si gasano quando sentono che parlo della loro realtà nei miei pezzi, perché lo faccio bene e soprattutto lo faccio in modo autentico e rispettoso, senza fingermi Al Capone ma neanche facendo la morale. E questa autenticità e questo rispetto mi vengono naturali perché sono da sempre, come tanti, anche tu, attratto dall’underworld. Senonché il mio non è solo fascino voyeuristico, ma la voglia di provare esperienze che – ne sono convinto – arricchiscono la percezione della realtà, mia e di chi mi ascolta. In questo senso mi sento vicino a molti scrittori milanesi del passato come Scerbanenco o Pinketts, che hanno descritto così bene certe realtà proprio perché le vivevano in prima persona, non si limitavano a raccontarle. Per non parlare del Dino Buzzati di Un amore. Il privilegio di cui dici tu quindi c’è, ma si accompagna a quello di avere i mezzi per raccontare delle realtà che altrimenti resterebbero confinate nel loro mondo di origine, oppure che sarebbero anche raccontate, ma solo per chi già vi appartiene. Il mio è un circolo virtuoso: quello che prendo dalla strada cerco sempre di restituirlo, e lo faccio con rispetto e con onestà, tanto che i primi ad apprezzarmi sono i diretti interessati. E ricevere l’amore dalla strada per me è fondamentale.

Quest’intervista uscirà in concomitanza con Mr. Fini. È il tuo settimo disco da solista: dopo così tanto tempo ti è rimasta qualche paura? Rimasta no, ne ho una nuova…

Sarebbe? Che nel futuro possa capitarmi, com’è successo a certi rapper miei ex idoli, che un giorno si sono svegliati e di botto hanno smesso di essere capaci di rappare. Quello mi fa paura.

news n°
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01 Jul 2020

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24 Jun 2020

Following on from his incredibly successful sold out Bridal Hair Webinar, long hair maestro, Patrick Cameron has added another date to his online education webinar schedule.

On Mondayth 29 June 2020 at 14:00 BST,
Patrick will present three looks showcasing vintage hairstyles.

Patrick Cameron International Hairstylist

“In response to increasing demand for virtual learning, I have decided that the best way to interact with hairdressers around the world is to connect via Live Zoom Webinars,” says Patrick. “Vintage inspired hair plays a massive part in today’s fashion and as this trend once again becomes a style revolution, I wanted to create a program especially designed for those of you who have always wanted to style vintage hair.  I have created a two and a half hour step-by-step long hair program aimed at all hairdressing skill levels.  I will share with you three iconic looks with a contemporary interpretation.  Using versatile and commercial techniques I will show you how to create 1930s deep waves, 1940s rolls and chignons and a luxurious 1960s bouffant.”

 During the webinar Patrick will show you how to:

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The techniques Patrick will teach you in his Vintage Hair Webinar will provide an exceptional foundation for all long hair work and will give you the confidence to develop and refine your long hair skills and at the same time increase your value and income in the salon.

news n°
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From beautynews
01 Jul 2020
Prada riapre le sue boutique stagionali a Porto Cervo e a Capri e inaugura la stagione estiva delle due boutique a Forte dei Marmi
news n°
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From gossip
26 Jun 2020
Elesha Rae International Hairstylist

The look & feel we’ve created is a free-spirited 70s vibe with a modern twist.Hair that has movement & texture, yet maintains a beautiful softness and shine.

Ph: Jason Lau
Make-up: Tamarua Beauty Academy
Stylist: Leroy Lorenzo
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news n°
147574
From beautynews
01 Jul 2020

Nel 1967, Cornell Capa ha introdotto la nozione di fotografo impegnato con una mostra, seguita l’anno successivo da un catalogo, entrambi dedicati «a quella fotografia che richiede impegno personale e interesse per il genere umano». Tra coloro che la praticavano, suo fratello Robert Capa, André Kertész, Leonard Freed e Werner Bischof. Nel 1974, anno in cui Cornell fonda l’International Center of Photography a New York, il suo secondo libro include, tra gli altri, anche Gordon Parks, Bruce Davidson, Marc Riboud, Ernst Haas e Roman Vishniac. I fotografi del gruppo di Capa consideravano il fotogiornalismo come una missione umanitaria, e vi si dedicavano come a un’arte. Il loro esempio ha fissato uno standard per quei fotografi che, con il loro lavoro, si impegnavano come testimoni nei confronti del mondo. 

Fabio Ponzio fa certamente parte di questa tradizione. Nato a Milano nel 1959, Ponzio ha lavorato negli anni 80 come fotoreporter freelance. Un soggiorno a Istanbul da adolescente aveva lasciato in lui un’impressione duratura: certo di avervi intravisto «l’inconscio dell’Europa, la sua anima oscura e profonda», si lascia di nuovo attrarre dalla città e nel 1987 la usa come punto di partenza di un’incursione, durata ben ventidue anni, nell’intero Est Europa. Di questo viaggio, quasi duecento fotografie in bianco e nero sono raccolte nel suo primo libro East of Nowhere

“Romania, 1998”, dal libro “East of Nowhere” di Fabio Ponzio (© Thames & Hudson/© Fabio Ponzio).
ROMANIA 1998
“Romania, 1998”, dal libro “East of Nowhere” di Fabio Ponzio (© Thames & Hudson/© Fabio Ponzio).
Fabio Ponzio

All’inizio, scrive Ponzio nella sua introduzione, gran parte del territorio da lui esplorato si trovava al di là della Cortina di Ferro, lungo «strade che portavano a terre proibite, sconosciute», dove le autorità erano diffidenti nei confronti degli stranieri, se non addirittura ostili. Viaggiando in macchina, con «un sacco a pelo, una tenda, un fornelletto a gas, una Leica, tre Nikon e 100 rullini di pellicola», ha costeggiato le grandi città e trascorso la maggior parte del suo tempo in villaggi rurali e operai in Albania, Armenia, Cecoslovacchia, Turchia, Russia e Polonia. Finché nel 1989, con la caduta del Muro e il rovesciamento dei regimi comunisti, «tutto è cambiato». 

Buona parte del suo libro è stata realizzata in questo mondo nuovo, in «un’atmosfera di incertezza e di speranza». Ma non c’è zona franca tra un prima e un dopo, qui; l’umore rimane cupo e angosciante, offuscato dalla povertà. Nella prefazione Herta Müller, Nobel per la letteratura nel 2009, scrive che i rumeni «non si aspettano nulla dalla vita, neppure di riuscire a sopravvivere». Repressione, superstizione, corruzione e paura hanno martoriato tutta l’Europa orientale. 

Ponzio è sensibile al trauma di questi popoli e ne ammira la resistenza, «una forza elementare, che sopravvive a tutto e trae forza da qualsiasi cosa». La foto qui sopra è stata scattata in Romania nel 1998 – non ci sono altre informazioni. Se la ragazzina, dall’aria così composta, sta festeggiando la sua Prima Comunione, è stata chiaramente istruita circa la solennità della circostanza. Eppure nei suoi occhi c’è una scintilla di determinazione che attinge alla forza di cui parla Ponzio. È un angelo ben radicato, con i piedi per terra; anche se le sue rose di plastica si creperanno fino a sbriciolarsi, saprà sopravvivere. Vince Aletti è critico fotografico e curatore. Vive e lavora a New York dal 1967. Collaboratore di “Aperture”, “Artforum”, “Apartamento” e “Photograph”, è stato co-autore di “Avedon Fashion 1944-2000”, edito da Harry N. Abrams nel 2009, e ha firmato “Issues: A History of Photography in Fashion Magazines”, pubblicato da Phaidon.

Da Vogue Italia, n. 838, giugno 2020

English Text

Cornell Capa introduced the notion of the concerned photographer with an exhibition in 1967 and a catalog the following year, both dedicated “to photography which demands personal commitment and concern for mankind.” Among its practitioners were his brother Robert Capa, André Kertész, Leonard Freed, and Werner Bischof. In 1974, the year Cornell founded the International Center of Photography in New York, his second book acknowledged Gordon Parks, Bruce Davidson, Marc Riboud, Ernst Haas, and Roman Vishniac, among others. Capa’s cohort took up photojournalism as a humanitarian mission and practiced it as an art. Their example set a standard for working photographers who engaged with the world as witnesses. 

Fabio Ponzio is clearly part of this tradition. Born in Milan in 1959, Ponzio worked for most of the 1980s as a freelance photojournalist, but a visit to Istanbul as a teenager had left a lasting impression. Convinced he’d glimpsed “the European unconscious; her deep, dark soul,” he was drawn back to Istanbul and in 1987, he used that city as a jumping-off point for what became a 22-year foray into the whole of Eastern Europe. Nearly two hundred black-and-white photographs from that journey are collected in East of Nowhere (Thames & Hudson), Ponzio’s remarkable first book. 

At the beginning, Ponzio writes in his introduction, much of the territory he explored was beyond the Iron Curtain, down “roads that ran into unknown, prohibited lands” where the authorities were wary of, if not hostile to, outsiders. Traveling by car and supplied with “a sleeping bag, a tent, a gas stove, a Leica, three Nikons, and 100 rolls of film” he skirted cities and spent most of his time in rural villages and working-class towns in Albania, Armenia, Czechoslovakia, Turkey, Russia, and Poland. But in 1989, as the Berlin Wall fell and communist regimes began to topple, “everything changed.” 

The bulk of Ponzio’s book was made in this new world, in what he describes as an “atmosphere of uncertainty and expectation.” But there’s no clear before and after here; the mood remains dour and anxious, shadowed by poverty. In her foreword, Herta Müller, the Romanian-born novelist who won the Nobel Prize for Literature in 2009, writes that Romanians “don’t expect anything from life, not even that they will survive it.” Repression, superstition, corruption, and fear have taken their toll on all of Eastern Europe. 

Ponzio is sensitive to its people’s trauma and admires their endurance – “an elemental strength that survives everything and draws strength from everything.” The photograph above was taken in Romania in 1998 but Ponzio supplies no other information. If the self-possessed young girl in the picture is celebrating her First Communion, she’s clearly been instructed in the gravity of the occasion. But there’s a spark of determination in her eyes that taps into the strength Ponzio describes. She’s an earthy, grounded angel; even if her plastic roses crack and crumble, she will survive.

Vogue Italia, n. 838, June 2020
news n°
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From beautynews
01 Jul 2020

Jennifer Hudson sarà la scintillante Aretha Franklin, scomparsa il 16 agosto 2018, nell'emozionante film sulla vita della regina del soul di Memphis, previsto per fine anno e diretto da Liesl Tommy, regista sudafricana proveniente dal mondo del teatro. Ad affiancare la Hudson saranno Mary J. Blige, Marlon Wayans e Marc Maron che completano il cast del film biografico. "Devi interrompere la pace quando non riesci a ottenerla": con questa frase Jennifer/Aretha presenta Respect nel trailer che catapulta immediatamente nella potente vitalità di una donna forte, icona della cultura musicale e attivista per i diritti civili. Il premio Oscar Jennifer Hudson (Miglior attrice non protagonista in Dreamgirls), ex finalista della terza edizione di American Idol, trasmette già da una manciata di secondi tutta l'irruenza e l'intensità di Ree (come era affettuosamente chiamata Aretha), scomparsa il 16 agosto 2018 dopo una lunga e carriera iniziata nel 1956. 

L'uscita del suo primo album Songs of Faith rivela l'influenza religiosa dovuta al padre, Clarence LaVaughn Franklin, reverendo carismatico, pastore di successo di una chiesa battista. La vita, i momenti difficili e i successi della Regina del Soul, da giovanissima cantante nel coro della chiesa a star internazionale, saranno ripercorsi in questo biopic, genere ormai cavalcato nel mondo cinematografico, capace negli ultimi anni di raccontarci il volto meno conosciuto dei giganti della musica, con le loro irrequietezze e i loro lati più  fragili. Così è stato per Bohemian Rhapsody sui Queen e in particolare sul frontman Freddy Mercury e per Rocketman, dedicato a Elton John.

Jennifer Hudson
91st Annual Academy Awards - Arrivals
Jennifer Hudson
Frazer Harrison
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From beautynews
01 Jul 2020
Lo scivolo è uno dei giochi preferiti dai bambini di tutte le età. Che abbiano 3 o 10 anni, la sensazione di libertà e leggerezza in fase di discesa è sempre emozionante. Oltre a rappresentare un buon passatempo, consentono ai bambini anche di fare attività motoria e di sviluppare equilibrio e coordinazione. Ecco allora i 10 migliori scivoli per bambini da acquistare.
news n°
93540
From gossip
24 Jun 2020
Ivan Rodriguez International Hairstylist

Messy Effortless is a collection full of texture, simplicity and movement. Consisting of a perfect set of natural colour techniques, current haircuts and different approaches for stylised hair that become the main features of each look.

Ph: Jell Loya
Make-up: Thessa Peralta
Stylist: Melissa Webb
Models: Regina - Aby - Karla - Alexa - Saso - Michelle

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news n°
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From gossip
29 Jun 2020

PLASMA by GAMMA PIU' è nato dalle stelle, con un sistema che combina Active Oxygen e Ionized Air per avere capelli bellissimi e sani

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